
Re: Che Dire... Speriamo Vada Meglio Dell'ultima Volta
ci sono tante guerre civili in africa dove ci sono dittatori che uccidono il proprio popolo..... una delle guerre piu cruente fu quella del Ruanda un massacro il mondo taceva o vogliamo parlare del Darfur....
quando ho visto tutti quei corpi di bambini messi in fila ho dovuto cambiare canale, ho pensato a quanto mio figliofosse a stare in Italia....
per l'egitto come per altri paesi la rivolta è stata in parte appoggiata moralmente dall'occidente e poi sappiamo come è andata a finire...
Powell ha messoche tutta era na Bufala, ma la colpa non era la sua
http://www.repubblica.it/2004/c/sez...lll/powlll.html
Unadella poche Guerre giuste fu quella del Kosovo, ogni giorno vi erano prove su stermini di massa, quanto ci abbiamo messo per intervenire???
Se il kosovo fosse stato in Africa, diciamocelo nessuno sarebbe intervenuto a meno di un interesse economico....
Speroche in quiestyaguerra ci siano meno vittime di quelle che ci sono state fino ad oggi....
Ti incollo uno dei tanti articoli sulla Libia ( gheddafi per me era una Merda)
LA LIBIA DI OGGI
Un Gheddafi morto lascia pero' dietro di se' un Paese ancora dilaniato da divisioni e prevaricazioni. La Libia di oggi ha gli stessi limiti della dittatura precedente (violazione dei diritti umani, soprusi, abusi) con l'aggiunta di un altro valore negativo: la mancata stabilita' sociale che, anche in modo forzato, Gheddafi assicurava. Nella pratica, la Libia di oggi non sta meglio di quella di ieri. Nell'ultimo periodo del regime di Gheddafi, i detenuti politici erano circa 600. Oggi le persone incarcerate dopo la guerra risulterebbero essere molte di piu'.
Si puo' arguire sul valore aggiunto di una dittatura che non c'e' piu', ma in una popolazione che non ha mai goduto nella sua storia di un periodo democratico, questo valore potrebbe risultare ininfluente. Il rischio e' che la Libia possa adesso transitare da una dittatura ad un altro regime autoritario. Ed e' una circostanza fortemente probabile.
Inoltre, una Libia socialmente instabile, come oggi lo e', crea spazi operativi al terrorismo che si giustifica nel fondamentalismo islamico. L'uccisione dell'ambasciatore americano, Chris Stevens, l'11 settembre a Benghazi da parte di membri di "'Ansar al Sharia" lo dimostra ampiamente.
Ad oltre un anno dalla morte di Gheddafi, le milizie armate che hanno combattuto il regime continuano ad operare indisturbate senza aderire, come richiesto dal governo, alla smobilitazione. Ogni milizia, inoltre, tende a rappresentare gli interessi delle kabile di riferimento e quindi ad inficiare la coesione sociale che ai tempi di Gheddafi, magari in modo magari irrituale, era comunque garantita. Nel gioco delle vendette incrociate ed in applicazione di quella legge del taglione tanto diffusa nelle popolazioni beduine della regione, continuano ad essere perpetrati abusi e spargimenti di sangue incrociati.
Questo fa si' che le kabile piu' esposte nel difendere il regime del Rais siano adesso ancora ostili al cambiamento non trovando spazio per una riconciliazione nazionale. Il caso recente di Bani Walid, abitata prevalentemente dai Warfalla ed ancora fuori del controllo governativo e oggetto di un attacco militare negli ultimi giorni, lo dimostra.
La corruzione - elemento sfruttato ad hoc da Gheddafi come elemento aggiuntivo di coesione sociale - rimane oggi un fenomeno ampiamente diffuso per arricchimenti illeciti. Dei beni della Libyan Investiments Authority, ente dedicato agli investimenti esteri del regime con un capitale stimato di oltre 60 miliardi di dollari, si e' persa ampia traccia ora che la gestione e' passata in mano alle nuove autorita'. Si litiga sulla creazione di un sistema federale, ma soprattutto sulla spartizione dei proventi petroliferi tra regioni. In ultima analisi, nella Libia di oggi prevale il caos sociale e finanziario, la diffusione del fondamentalismo militante e sovversivo, mancanza di sicurezza, una societa' divisa e contrapposta.
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